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smettere di colpevolizzarsi · 5 min di lettura

Il ghosting non dice niente di te (ma dice tutto di chi lo fa)

il ghosting non dice niente di te — qualcosa, però, dice

La frase si dice spesso, e ha un suono confortante: il ghosting non dice niente di te. È vera. Lo è davvero. Ma se ci si ferma alla frase, si rischia di perdere quello che invece il ghosting dice — di chi lo fa, e a volte anche, di sguincio, della stagione che stai attraversando tu.

Quello che il ghosting non dice di te

Non dice che eri troppo. Non dice che eri poco. Non dice che il messaggio del giovedì sera era sbagliato, non dice che la foto profilo era quella che non andava, non dice che sei stato letto da qualche parte come una persona da cui scappare. Quasi sempre, il ghosting non è una conclusione su di te. È un gesto che parte molto prima del tuo nome, e che probabilmente toccherà altre dieci persone dopo di te.

La parte difficile è crederlo. Nelle settimane successive, il cervello insiste. Costruisce piccole prove. Forse era quella battuta. Forse era come ho risposto al "buongiorno" del martedì. Sono ricostruzioni narrative, e sono sempre poco affidabili. Il cervello che cerca una causa, in assenza di una, ne fabbrica una. Quasi sempre, quella causa non c'è.

Quello che il ghosting dice, invece, di chi lo fa

Una persona che ghosta è una persona che, in quel momento, non sapeva — o non voleva — dire una frase difficile. Non è una persona cattiva. È una persona che ha scelto la strada con il minore costo immediato per sé, scaricando il costo sull'altra parte. Si chiama, in psicologia, "trasferimento del carico emotivo": invece di sostenere il fastidio di una conversazione di chiusura, si sceglie di lasciare l'altra persona a gestire il vuoto.

Spesso chi ghosta, mesi dopo, si ricorda. A volte scrive di nuovo. A volte non lo fa e ci pensa ogni tanto, in modo confuso. Quasi nessuno è felice di averlo fatto. È un'azione che, da chi la subisce, sembra fredda; da chi la fa, è quasi sempre vissuta come imbarazzo, fuga, sollievo temporaneo seguito da una piccola vergogna che resta lì per anni.

Il ghosting non dice niente di te, ma qualcosa di tutto questo dice

Forse questo: che eri arrivato a un punto in cui qualcuno doveva decidere qualcosa, e quel qualcuno non era pronto. Forse anche, a volte, che la persona che hai scelto di vedere assomigliava a un certo tipo che hai imparato a riconoscere troppo tardi — distratto, in fuga, con un piede sempre fuori. Non è colpa tua, ma è un'informazione utile, e dopo qualche volta cominci a saperla leggere prima.

L'altra cosa che a volte si scopre è che si è cercata, in quel momento, una conferma in una direzione sbagliata. Capita di investire molto su persone che danno poco. Capita di farlo perché si sta attraversando una stagione in cui si vuole sentire qualcosa di forte, e qualunque attenzione sembra valere il costo. Notarlo, dopo, è il piccolo regalo che rimane.

Cosa fare con questa frase

"Il ghosting non dice niente di te" funziona come riparo, nei primi giorni. È utile. Ti permette di non distruggerti rileggendo ogni messaggio. Dopo qualche settimana, però, smette di bastare. A quel punto la frase utile diventa un'altra: il ghosting non è la fine della storia, è il fatto che la storia non ha avuto una fine. È diverso. La fine te la scrivi tu, dopo. Ed è quasi sempre una fine più gentile di quella che avresti ricevuto.

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